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Stemma del comune di Jesi

Un pò di storia...

Veduta del Torrione di Mezzogiorno - Foto di Chiara Baroni Il patrimonio artistico-culturale italiano è indubbiamente il più ricco del mondo: le vicende storiche hanno richiamato numerosi popoli nel nostro territorio, i quali hanno influenzato lingua, costumi e tradizioni di una civiltà sempre in fermento e hanno lasciato memoria delle loro tecniche achitettoniche, pittoriche e scultoree.

Un aspetto importante da sottolineare è quello della distribuzione dei beni culturali sul territorio nazionale: non sono solo le grandi città a sfoggiare tesori d'arte ma sono anche i piccoli centri ad essere testimoni di un passato artistico di grande valore.

A confermare la densità del patrimonio artistico-culturale italiano: Jesi, città natale di Federico II di Svevia e principale centro della Vallesina, nel cuore delle Marche.

La fondazione di Jesi risale al 247 a.C. e vede protagonista l’antico popolo degli Umbri. L’agglomerato urbano divenne città etrusca dopodichè passò sotto il dominio dei Galli Senoni e quindi dei romani che, dopo aver sconfitto definitivamente i popoli italici, la trasformarono in colonia civium romanorum e le diedero il nome di Aesis. In epoca Romana la città era dotata di terme, un teatro e numerosi templi.

Stampa antica Nei secoli sucessivi Jesi subisce le dominazioni longobarda e franca finchè nel 756 viene donata alla Chiesa, per ricadere sotto la giurisdizione imperiale con l'elezione di Carlo Magno a Imperatore del Sacro Romano Impero.

Nel periodo in cui Jesi fece parte del patrimonio ecclesiastico, i monaci benedettini realizzarono una straordinaria opera di bonifica di tutta la vallata i cui risultati sono apprezzabili tuttora e ne sono testimonianza i resti di antiche abbazie.

Più volte distrutta dai Visigoti, Ostrogoti e Longobardi la città risorse sempre riedificata sulle stesse rovine.

La cessione di Jesi da parte dell'Imperatore Ottone III a Papa Silvestro II risale al 999, mentre la città divenne libero Comune nel 1150 e da allora ebbe un governo autonomo. Seguì l’elaborazione dello Statuto comunale e la costruzione dei palazzi del Podestà, del Comune e la cattedrale intitolata a San Settimio.

E’ qui che, nel 1194, Costanza d'Altavilla diede alla luce Federico II di Svevia e da allora la città fu a lungo ghibellina. Federico II donerà a Jesi il titolo di “città regia” e la condurrà a predominare sul contado: nel 1231 i suoi confini si estenderanno fino a Fabriano e Fano.

Le fortune politiche di Jesi saranno legate per anni a quelle di Federico II e dei suoi figli Enzo e Manfredi i quali permisero alla città di godere di privilegi imperiali seguiti da inevitabili scomuniche ecclesiastiche.

Monumento all'imperatore Federico II di Svevia - Foto di Chiara Baroni Nel 1305 la città ritornò a far parte dello Stato Pontificio e riprese una estenuante lotta contro Fabriano, ma nel 1328 Jesi fu costretta alla resa e tornò sotto l’impero.

Dopo esser tornata a far parte del patrimonio ecclesiastico fu assoggettata alle signorie dei Malatesta, di Braccio da Montone e degli Sforza ma nel 1477 tornò ancora allo Stato Pontificio per esser saccheggiata nel 1517 dalle truppe urbinati in lotta con il Papa, truppe guidate dal duca di Urbino Francesco Maria della Rovere.

La fine del periodo signorile e la ricomposizione dell'assetto comunale avviano una grande ripresa economica, demografica e soprattutto edilizia della città.

Al termine del XVI secolo l’oligarchia locale, riconducibile ad un ceto di proprietari terrieri, rivendica il potere politico e amministrativo, potere che mantiene fino alla seconda metà del XVIII secolo.

Nel 1797 le truppe napoleoniche porranno fine sia al monopolio nobiliare che al dominio sul contado. Successivamente alla dominazione napoleonica, nel 1815, Jesi tornerà a far parte dello Stato Pontificio.

Dopo aver partecipato ai moti rivoluzionari del 1831 e del 1849, la sconfitta dell’esercito papale ad opera delle truppe piemontesi avvenuta il 20 settembre 1860 nella vicina Castelfidardo sancì la definitiva annessione della città al Regno Sabaudo.

Le vicende risorgimentali che condurranno alla Unità d'Italia coinvolsero diversi personaggi jesini tra i quali ricordiamo il Marchese Antonio Colocci che, nel 1849, fu eletto rappresentante della Provincia di Ancona all'Assemblea Costituente della Repubblica Romana e, dopo l'Unità, fu eletto Deputato e Senatore del Regno d’Italia.



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