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TEATRO GIOVANI

GIOVEDI 15 MARZO 2007 Teatro G. B. Pergolesi, Jesi

SEX MACHINE

La sala del Teatro Pergolesi Giuliana Musso Di e con Giuliana Musso
Regia Massimo Somaglino
Musiche dal vivo Igi Meggiorin

in collaborazione con
Rassegna "MALATI DI NIENTE" Jesi 2007

"Le prostitute si possono chiamare in molti modi:
meretrici, fallofore, puttane, cocottes, passeggiatrici, belle di notte,
lucciole, troie, sex-workers, donnacce, donne facili, donnine leggere...
I clienti si chiamano clienti." (Giuliana Musso)

In scena una brillante Giuliana Musso che, accompagnata dalla chitarra di un ottimo Igi Meggiorin, anima sei personaggi "della porta accanto" le cui identità riflettono bisogni e ansie di un'umanità complessa e in fondo insicura. Il filo rosso che lega i quattro uomini e le due donne (Dino, pensionato; Vittorio, agente di commercio; Monica, mamma di Cristian; Silvana, prostituta; Igor, ventenne addetto all'assemblaggio; Sandro piccolo imprenditore) rimanda a due aspetti: tutti appartengono alla cultura italiana del nord-est e trovano soddisfazione ai loro bisogni e ragione alle loro paure nel variegato mondo dei rapporti sessuali a pagamento.

La musica, sempre presente nel percorso teatrale, s'intreccia magnificamente alla trasparenza del testo per dare spessore al carattere di ciascun personaggio: ogni tappeto musicale dipinge con franchezza l'universo emotivo dell'individuo. Grazie all'originale sottofondo musicale lo spettatore è in grado di calarsi più in profondità nella condizione interiore del protagonista, e di avvicinarsi maggiormente alla situazione rappresentata e di conseguenza al messaggio che lo spettacolo si propone di trasmettere. Un coinvolgimento che diventa riflessione grazie al perfetto connubio tra musica e testo, in un'osmosi che non esaurisce la sua energia espressiva se non al termine della rappresentazione.

Una recitazione schietta e provocatoria quella di Giuliana Musso che, insieme alle eloquenti smorfie di Igi Meggiorin, riesce a toccare le corde della sensibilità degli spettatori. Si tratta di uno splendido esempio di teatro civile che descrive con minuziosa attenzione il fenomeno della prostituzione e i soggetti che vi prendono parte. L'assenza di ipocrisia consente allo spettacolo teatrale di candidarsi a imparziale canale informativo delle masse: il cliente non è solo il carburante di questa "sex machine" ma anche la vittima di un sistema sociale che spinge i singoli alla spasmodica ricerca del proibito a scapito del "regolare" rapporto di coppia.

Lo studio accurato dei personaggi messi in scena ha permesso di confezionare un lavoro che strappa al pubblico applausi lunghi e convinti, e ci invita a meditare su un fallimento che, almeno per indifferenza, è in parte anche nostro. "Sex Machine" nasce infatti da un'analisi dettagliata dei sei protagonisti che si risolvono nella quasi impossibile Giuliana Musso: il vecchietto che rimpiange i bei tempi in cui si recava al bordello e divide il matrimonio col sesso immaginando la moglie come una sorta di tabernacolo; il sessuomane che spende ogni centesimo dello stipendio per soddisfare i propri appetiti sessuali; la moglie che si vanta del fatto che il proprio matrimonio sia privo di passione; la prostituta che elargisce saggezza a clienti e colleghe; il cliente che si confida con la prostituta cercando in lei quell'interlocutore che nella quotidianità non riesce a trovare; una puttana che chiede di essere considerata uguale alle altre donne: "Io voglio che tu scrivi che non sono diversa dalle altre..." è solo l'inizio della riflessione con la quale si chiude il percorso teatrale di studio sulla domanda di prostituzione, percorso che, grazie alla dirompente bravura di Giuliana Musso e alla sua straordinaria capacità di sostenere la scena, restituisce verità alla realtà dei fatti.

Il palco ospita sei storie differenti: sei fotografie ma un solo paradosso, quello della prostituzione oggi. Se infatti quella delle prostitute è una categoria numericamente ristretta, indagabile e indagata, dei clienti non si sa e non si vuole saper nulla... perchè i clienti siamo noi: il denaro, la falsità, il potere e la vergogna impediscono che si faccia luce sulla loro identità. C'è inoltre una sorta di convinzione diffusa: la donna che vende il proprio corpo è sporca, non è "normale", mentre il maschio che ha degli istinti cui dare è sfogo è pulito, è "normale", in fondo è la sua natura. Lo spettacolo svela al pubblico il carattere paradossale dell'universo del sesso a pagamento: nonostante le prostitute siano rifiutate dalla società intera, la loro compagnia è sempre più desiderata, fino ad arrivare a situazioni limite individuate dai casi di abuso. Infatti, mentre il mercato del sesso e la domanda di sesso mercenario cresce, crescono le violenze e i crimini.

La prostituta e i suoi clienti sono i soggetti di uno dei più grandi paradossi dei nostri tempi: da un lato il grande amore degli uomini per le prostitute, dall'altro il loro simultaneo disprezzo per queste donne.

di Chiara Baroni



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